mercoledì 10 febbraio 2010

L'arte di non rispondere alle domande

Fin da quando sei piccolo ti insegnano una cosa banale: ad una domanda si deve rispondere con una risposta motivata e pertinente. La regola può conoscere eccezioni, ma se dovessi scegliere un campo dove non si possono accettare giustificazioni e vie di fuga, allora credo che esso sarebbe quello politico. Invece in Italia abbiamo la brutta abitudine di accettare che i nostri politichelli non rispondano alle domande, anzi il loro misero tentativo di evadere i problemi diventa un modello da imitare. E' un vero peccato che non sia utile per passare gli esami universitari, mi sa che i prof. sono comunisti per questa forma mentis bolscevica.

Anche ieri lo spettacolo offerto dal Ministro per grazia ricevuta (Sandro Bondi, l'ex comunista) è stato ripugnante. Dall'alto della sua saggezza, il sommo poeta si è sentito in dovere di bacchettare i servizi di Ballarò ed ha così evaso tutte le domande di Floris. Fin tanto che il PdL propone simili personaggi diventa difficile immaginare che in quel partito prevalga la meritocrazia, o qualsivoglia "principio liberale" tanto caro al nostro premier.

Sulle tasse i dati sono eloquenti: la pressione fiscale è aumentata. In un paese normale, con dei politici che veramente rappresentano il meglio della società, mi aspetterei delle risposte esaustive, in cui l'intervistato di turno è in grado di comprendere le dinamiche che spiegano i valori che può assumere l'indicatore. Fino a quando invece in tv ci vanno personaggi come Bondi, ovvero dei burocrati, la mia speranza sarà sempre disattesa. Davanti al dato della pressione fiscale in aumento si vede in genere una reazione isterica perché le menti, ormai abituate a lodare e non a pensare, non riescono a trovare una giustificazione razionale per descrivere il dato. La Ravetto a Telelombardia non ha saputo rispondere alle domande di Parenzo. Quando il conduttore le ha chiesto quali fossero le principali aliquote, lei sdegnata ha risposto che non era un esame di diritto tributario, ed è un vero peccato che poi quelle competenze siano invece necessarie per legiferare in modo attivo. Ma anche lei, come il Ministro dei beni culturali, ha mostrato disprezzo per le statistica, come se i numeri elaborato dagli enti internazionali fossero faziosi.

L'aumento della pressione fiscale su PIL è invece normale. In tempi di recessione il PIL cala, quindi il denominatore scende, mentre il nominatore ha una doppia dinamica. Le aliquote legate ai redditi, che complossivamente calano, decrescono (ma calano come il PIL?), mentre si può supporre che alcune imposte fisse (i famosi bolli, l'ICI..) restano costanti, e la loro incidenza percentuale su un denominatore più basso è maggiore. Magari ho scritto una cosa sbagliata, ma mi stupisce constatare che questi politici rifiutano il ragionamento, vivono il confronto sempre con il colpo in canna, ossessionati solo dal consenso popolare. Vivono il dibattito come una sfida, in cui bisogna urlare, interrompere il ragionamento, al solo fine di apparire come le persone che hanno la verità in tasca. Ma questi politichelli sono stati anche abituati a non spiegare nulla alla gente perché nessuno gli rende conto di quello che fanno, e perché il popolo italiano vive in una condizione di felice ignoranza.

Invece basterebbe poco. Iniziare a provare a capire le cose che non comprendiamo e cambiare l'atteggiamento rispetto ai numeri. Solo capendo come si formano si può arrivare a compiere l'ardua impresa di attribuire responsabilità e meriti, ma parte del PdL i meriti se li prende al mercato delle grida e, dall'alto della sua mediocrità, critica anche i  numeri che non gli danno alcuna colpa.

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